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Nabucco di Giuseppe Verdi - BEST WESTERN Hotel Firenze - Verona

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Nabucco

Dramma lirico in 4 atti di

Giuseppe Verdi

Libretto:    Temistocle Solera

Direttore d'orchestra: Julian Kovatchev

Regista:                    Gianfranco de Bosio

 

OPERA

Parte I Gerusalemme.

All'interno del tempio di Gerusalemme, i Leviti e il popolo lamentano la triste sorte degli Ebrei, sconfitti dal re di Babilonia Nabucco, che ora è alle porte della città. Il gran pontefice Zaccaria rincuora la sua gente. In mano ebrea è tenuta come ostaggio, infatti, la figlia di nabucco, Fenena, la cui custodia Zaccaria affida a Ismaele, nipote del re di gerusalemme. Questi, tuttavia, promette alla giovane di restituirle la libertà, perchè un giorno a Babilonia egli stesso, prigioniero, era stato liberato proprio da Fenena, di lui innamorata. I due stanno organizzando la fuga, quando giunge nel tempio Abigaille, supposta figlia di Nabucco, a comando di una schiera di Babilonesi. Anch'essa è innamorata di di Ismaele e minaccia Fenena di riferire al padre che ella ha tentato di fuggire con uno straniero; infine si dichiara disposta a tacere a patto che Ismaele rinunci a Fenena. Ma egli si rifiuta di soggiacere al ricatto. A capo del suo esercito irrompe Nabucco, deciso a saccheggiare la città. Invano Zaccaria, brandendo un pugnale sopra il capo di Fenena, tenta di fermarlo, poiche Ismaele si oppone e consegna Fenena salva nelle mani del padre.

Parte II. L'empio. Nella reggia di Babilonia.

Abigaille è venuta a conoscenza di un documento che rivela la sua identità di schiava: dunque erroneamente i Babilonesi la ritengono erede al trono. Nabucco, in guerra, ha nominato Fenena reggente della città e ciò non fa che accrescere l'odio di Abigaille verso di lei. Il gran sacerdote di Belo alleato di Abigaille, riferisce che Fenena sta liberando tutti gli schiavi Ebrei. Abigaille coglie l'occasione e medita di salire sul trono di Nabucco. Zaccaria, intanto, annuncia festante al popolo che Fenena, grazie all'amore di Ismaele, si è convertita alla religione ebraica. Essa viene raggiunta da Abdallo, vecchio ufficiale del re, che svelate le ambizioni di Abigaille, le consiglia di fuggire per non incorrere nella sua ira. Ma non c'è tempo, poichè irrompe Abigaille che ha con sè i Magi, il gran Sacerdote e una folla di Babilonesi. Giunge però, inaspettato, anche Nabucco che si ripone la corona sul capo, maledicendo il dio degli Ebrei. Quindi minaccia di morte Zaccaria. Alla dichiarazione Fenena che rivela la propria conversione, egli replica imponendole di inginocchiarsi e di adorarlo non più come re, ma come dio. Il dio degli Ebrei lancia un fulmine. Nabucco, atterrito, cade agonizzante, mentre Abigaille si pone sul capo l'agognata corona.

Parte III. La profezia. Orti pensili nella reggia di Babilonia.

Abigaille sul trono riceve gli onori di tutte le autorità del regno. Nabucco tenta invano di riappropriarsi della corona, ma viene fermato dalle guardie. Nel successivo dialogo fra i due, Abigaille ottine, sfruttando le instabili condizioni mentali di Nabucco, di fargli apporre il sigillo reale convalidante il documento di condanna a morte per gli Ebrei. In un momento di lucidità, Nabucco si rende conto di avere condannato anche la figlia Fenena e inutilmente implora la sua salvezza. Anzi, Abigaille straccia il documento che attesta il suo stato di schiava, dichiarandosi unica figlia ed erede. Ordina infine alle guardie di imprigionare Nabucco. Sulle sponde dell'Eufrate, gli Ebrei invocano la patria lontana e tocca ancora a Zaccaria consolare il suo popolo con una profezia che li esorta ad avere fede.

Parte IV. L'idolo infranto.

Dalla propria prigione Nabucco vede tra gli Ebrei condotti a morte anche Fenena. Disperato si rivolge, convertendosi al Dio degli Ebrei. Abdallo e un manipolo di guerrieri rimasti fedeli al re, vedendo Nabucco rinsavire e rinvigorire, decidono di insorgere guidati dal vecchio re. Negli orti pensili risuona una marcia funebre: stanno giungendo gli Ebrei condannati a morte. Zaccaria benedice Fenena martire. Ma all'irrompere di Nabucco, cade l'idolo di Belo e i prigionieri vengono liberati. Nabucco torna sul trono. Abigaille, avvelenatasi, chiede perdono, morente, a Fenena e auspica il matrimonio di lei con Ismaele. Zaccaria predice a Nabucco il dominio su tutti i popoli della terra.

 

STORIA

"Nabucco nacque sotto una stella favorevole, giacchè anche tutto ciò che poteva riuscire male contribuì invece in senso favorevole". Così Giuseppe Verdi parlava della sua terza opera, vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera che da allora in poi conobbe i noti successi. Questo traguardo aveva conosciuto però una travagliata storia.

Dopo il successo della prima opera verdiana Oberto, Conte di S. Bonifacio rappresentata alla Scala nel 1839, l'impresario del teatro milanese Bartolomeo Merelli aveva ottenuto da Verdi l'impegno di comporre altre due opere da rappresentare nelle stagioni successive. La seconda opera del giovane compositore Un giorno di Regno non fu però all'altezza della prima, e conobbe solo una rappresentazione. Ciò non ha nulla di strano, se si considera che tra il 1838 e il 1840 la vita privata di Verdi era stata straziata dalla morte dei suoi due figli e di sua moglie. L'insuccesso della sua ultima opera e il dolore per la perdita delle persone care spinsero il musicista a decidere di non scrivere mai più per la lirica. Questo significava la rottura  del contratto con Merelli che invece non aveva perso la stima in Verdi e che gli rinnovò la sua fiducia.

Fu proprio grazie a lui che il compositore tornò a creare. Una sera d'inverno i due s'incontrarono per strada e l'impresario affidò al giovane musicista il manoscritto di un nuovo libretto di Temistocle Solera, rifiutato dal compositore tedesco Nicolai. Così Verdi si ritrovò in possesso di un libretto che non aveva intenzione di leggere e appena giunse a casa lo gettò sul tavolo. In seguito a questo gesto il fascicolo si aprì e il compositore vi lesse un verso che lo incuriosì: "Va' Pensiero sull'ali dorate". Cominciò a leggere il libretto, tanto da impararlo quasi a memoria.

L'accaduto non era però riuscito a dissuaderlo dal proposito di non scrivere più musica. Si recò infatti da Merelli per restituirgli il manoscritto, ma l'impresario non volle sentire ragioni e lo costrinse a tenere il libretto, esortandolo a metterlo in musica.

Ormai il destino aveva compiuto il suo corso, e i versi si Solera erano già entrati nel cuore di Verdi, che giorno dopo giorno trovò la forza di comporne le note: nell'autunno del 1841 l'opera Nabucco era completa. L'ironia della sorte vuole che fosse Verdi a cercare Merelli, per chiedergli di inserire la nuova opera nel cartellone della stagione di carnevale-quaresima del 1842.

L'impresario si mostrò però titubante poichè per tale periodo aveva già programmato tre opere inedite di autori affermati. Inserire l'opera di un esordiente costituiva un rischio per tutti e Merelli consigliò caldamente a Verdi di aspettare la primavera. Il teatro aveva inoltre dovuto sostenere molte spese per le altre opere: per le scene e i costumi di Nabucco si sarebbero dovuti adattare i materiali di magazzino già esistenti. Il giovane musicista non volle però arrendersi e continuò a insistere, riuscendo a ottenere finalmente la tanto sospirata data, fissata per l'inizio di marzo. Nel cast figuravano artisti di rilievo come il baritono Giorgio Ronconi, nel ruolo di Nabucco e il soprano Giuseppina Strepponi (futura moglie di verdi) nel ruolo di Abigaille.

Il 9 marzo 1842, dopo soli dodici giorni di prove, il pubblico milanese assistette alla prima dell'opera e ne fu ammaliato. Nonostante sia universalmente creduto che fu Va' Pensiero a meritarsi il bis, in realtà fu l'aria Immenso Jehovah a riscuotere i più generosi applausi. L'entusiasmo degli spettatori cresceva ad ogni replica, tanto che l'opera fu ripresa ben settantacinque volte prima della fine dell'anno. Un successo dunque che per Verdi non aveva precedenti e che ne confermò il talento.

Con il passare del tempo Va' Pensiero divenne l'aria più famosa di Nabucco. Il popolo Ebreo infatti era così simile a quello del Lombardo-Veneto, costretto a sopportare la dominazione austriaca, e il canto per la libertà dalla schiavitù in Babilonia era il canto degli Italiani oppressi. Verdi era un vero e proprio punto di riferimento per i patrioti italiani che suggerirono che Va' Pensiero avrebbe potuto diventare l'inno nazionale. Questa proposta non fu mai realizzata, ma la fama di Nabucco rimane legata all'aria del terzo atto, che vede il coro grande protagonista. Da nabucco in poi il giovane di Busseto si avviò verso la carriera che lo avrebbe fatto diventare uno dei più ammirati e amati musicisti della sua epoca.

 

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